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Le FESTE

Il BHUTAN (DRUK YUL, il misterioso paese del DRAGO TONANTE) é l’unica civiltà sopravvissuta agli sconvolgimenti del XX secolo. Nel paese permane un ordine sociale ed ambientale ispirato dai principi del buddismo tibetano. In ogni fortezza / monastero (denominati Dzong) si svolge annualmente una rappresentazione di musica, canti e danze denominata ”Cham”. E’ improprio e limitativo chiamare questi eventi "festival", perché quello che avviene è un insieme di funzioni religiose, trame teatrali mitiche ed evocazioni vicine allo spiritismo immerse in un contorno di folclore intenso. Nel Cham il confine percettivo imposto dalla mente razionale scompare ed il fondersi di spirito, emozioni e pensiero genera le dimensioni di mondi sottili che nella cultura europea verrebbero relegati in una definizione di immaginario, ma che in Bhutan sono il perno di una profonda realtà percettiva. La maggior parte dei Cham hanno una durata di più giorni in cui si rievocano la vita e gli insegnamenti di Guru Rinpoce, in sanscrito Padmasambhava, universalmente riconosciuto come uno dei fondatori di una scuola di buddismo tibetano. Ogni Cham ha delle caratteristiche peculiari sia per il contenuto religioso delle rappresentazioni che per l’intreccio delle trame, che hanno spesso un riferimento agli eventi storici specifici del luogo in cui si svolge e ai diversi personaggi e maestri spirituali a cui ci si riferisce.

DZONG & ARTE & NATURA

I monasteri fortezza, chiamati DZONG, sorgono in posizione dominante sulle valli himalaiane enunciando anche con l’imponenza della struttura il loro ruolo difensivo. Queste affascinanti costruzioni non sono soltanto un simbolo del paese, sono tutt'oggi i centri religiosi ed amministrativi dove le persone entrano con serio contegno indossando esclusivamente il proprio costume tradizionale. La vita scorre seguendo ritmi antichi in cui i momenti più importanti sono scanditi da cerimonie religiose e prestando attenzione ai consigli degli astrologi.

All’ingresso dei monasteri ci sono dei mandala raffinatissimi, introvabili sui libri, che raffigurano la saggezza e la scienza e la cultura che qui viene tramandata. All'interno degli DZONG le pareti sono in genere nascoste da teli che celano stupendi e coloratissimi affreschi. Sono dipinti antichi che vengono preservati e restaurati con cura e che tramandano la fede religiosa, le storie e la cultura del paese. Durante le cerimonie i suoni ed i canti incantano i visitatori con il loro potente effetto vibrazionale e spiritale.

La natura del Bhutan è grandiosa: si passa dalla giungla della fascia meridionale alle altissime vette himalaiane, con una varietà ambientale straordinaria. Due terzi del territorio sono coperti da foreste e la parte restante è costituita da enormi massicci montani dominati da vasti ghiacciai sovrastati da vette elevatissime: quelle più alte il Kulha Gangri (7554 mt) o il Chomolhari (7314 mt) non sono mai stati scalate in quanto considerate le “sedi delle divinità”.
Le profonde valli sono solcate da poche strade; molte zone sono raggiungibili per ora solo a piedi: è in corso un progetto di sviluppo per collegare la maggior parte dei villaggi con almeno delle stradine sterrate entro il 2020. Sono stati istituiti molti parchi nazionali; la biodiversità è immensa: si trovano piante di ogni tipo, 457 specie di funghi e una molteplicità di specie animali: vivono qui tigri, elefanti, scimmie, diversi tipi di orsi tra cui una specie di Panda, il leopardo delle nevi, svariati tipi di erbivori, tra i quali il bizzarro Takin che è stato promosso animale simbolo del Bhutan, e quasi 700 tipi di volatili, di cui le gru dal collo nero sono i più noti.

riferimenti :
www.amitaba.net 
www.bhutanvisit.com 

Le GENTI

Il BHUTAN è aperto al turismo dal 1974, ma è un turismo comunque regolamentato in considerazione del forte impatto che potrebbe avere sull’ambiente. Il Druk Yul (circa 40.000 kmq), grande poco più della Svizzera, è abitato da circa 750.000 persone che condividono la fede nel buddismo delle scuole tibetane Kagyupa e Nyingmapa.
In BHUTAN le tradizioni popolari sono state amorevolmente preservate con uno spirito di illuminato isolamento, cercando di utilizzare ciò che di buono viene oggi offerto dalla tecnologia ma senza stravolgere i fondamenti della vita della gente e le tradizioni. I gruppi etnici principali sono gli Sharchops, gli abitanti originari di queste terre, predominanti nell’est del paese, i Ngalops, di origine tibetana, che sono il gruppo numericamente predominante e gli immigrati di origine nepalese, chiamati collettivamente Lhotshampas.
Vivono in Bhutan anche alcuni piccoli gruppi etnici minori, di cui i Layapas, nel nord ovest, sono i più noti. Vengono utilizzate diverse lingue e i dialetti sono diversissimi ma in tutte le scuole viene insegnata la lingua ufficiale: lo Dzongkha, che è simile al tibetano ed è parlata dalla maggioranza della popolazione. La maggior parte dei testi di studio utilizzati nelle scuole sono in lingua inglese così moltissimi giovani bhutanesi ora lo parlano.

In tutto il paese non vi è un cartellone pubblicitario; l’abito tradizionale viene utilizzato da buona parte delle persone ed anche l'architettura delle nuove costruzioni rispetta lo stile classico bhutanese. La coscienza ambientale è sorprendente e si riflette anche nella politica: per fare degli esempi, la caccia è vietata e l’energia idroelettrica, primaria fonte di reddito grazie all’esportazione in India, viene prodotta senza barriere / dighe sui fiumi ma tramite condotte deviate per non deturpare l’ambiente.

In Bhutan c’è una Monarchia Costituzionale; nel 2008, con il 5° sovrano della dinastia, Maestà Jigme Khesar Namgyal Wangchuck, giovane re dal 2007, c’è stata l’elezione della Camera Bassa del Parlamento, primo passo fondamentale per la riforma di questo piccolo paese Himalaiano, che misura la sua ricchezza non sul PIL, ma sull’indice di Felicità interna lorda, che tiene conto non solo della crescita economica ma anche del rispetto e tutela dell’ambiente e delle tradizioni culturali.