Le GENTI
Il BHUTAN è aperto al turismo dal 1974, ma è un turismo comunque regolamentato in considerazione del forte impatto che potrebbe avere sull’ambiente. Il Druk Yul (circa 40.000 kmq), grande poco più della Svizzera, è abitato da circa 750.000 persone che condividono la fede nel buddismo delle scuole tibetane Kagyupa e Nyingmapa.
In BHUTAN le tradizioni popolari sono state amorevolmente preservate con uno spirito di illuminato isolamento, cercando di utilizzare ciò che di buono viene oggi offerto dalla tecnologia ma senza stravolgere i fondamenti della vita della gente e le tradizioni. I gruppi etnici principali sono gli Sharchops, gli abitanti originari di queste terre, predominanti nell’est del paese, i Ngalops, di origine tibetana, che sono il gruppo numericamente predominante e gli immigrati di origine nepalese, chiamati collettivamente Lhotshampas.
Vivono in Bhutan anche alcuni piccoli gruppi etnici minori, di cui i Layapas, nel nord ovest, sono i più noti. Vengono utilizzate diverse lingue e i dialetti sono diversissimi ma in tutte le scuole viene insegnata la lingua ufficiale: lo Dzongkha, che è simile al tibetano ed è parlata dalla maggioranza della popolazione. La maggior parte dei testi di studio utilizzati nelle scuole sono in lingua inglese così moltissimi giovani bhutanesi ora lo parlano.
In tutto il paese non vi è un cartellone pubblicitario; l’abito tradizionale viene utilizzato da buona parte delle persone ed anche l'architettura delle nuove costruzioni rispetta lo stile classico bhutanese. La coscienza ambientale è sorprendente e si riflette anche nella politica: per fare degli esempi, la caccia è vietata e l’energia idroelettrica, primaria fonte di reddito grazie all’esportazione in India, viene prodotta senza barriere / dighe sui fiumi ma tramite condotte deviate per non deturpare l’ambiente.
In Bhutan c’è una Monarchia Costituzionale; nel 2008, con il 5° sovrano della dinastia, Maestà Jigme Khesar Namgyal Wangchuck, giovane re dal 2007, c’è stata l’elezione della Camera Bassa del Parlamento, primo passo fondamentale per la riforma di questo piccolo paese Himalaiano, che misura la sua ricchezza non sul PIL, ma sull’indice di Felicità interna lorda, che tiene conto non solo della crescita economica ma anche del rispetto e tutela dell’ambiente e delle tradizioni culturali.

