Viaggio da Patna a Farakka sul GANGE (scritto da Mario Romualdi)
NOTA:Percorreremo, a bordo della "Sukapha", a favore di corrente, un lungo tratto del Gange da Patna a Farakka di poco meno di 500 chilometri. Andremo verso est attraversando lo stato del Bihar e toccando quelli di Jhakhand e West Bengal. Sono regioni che più difficilmente possono essere visitate via terra per la condizione della viabilità stradale e dei servizi turistici. Avremo la possibilità di osservare persone, gesti, spezzoni di quotidianità, riti, architetture, “piccole cose” fatte di odori sensazioni rumori con cui avere contatti, seppur fugaci, che non sono edulcorati dalla presenza del turismo di massa. Piccoli privilegi che si apprezzeranno solo se troveremo nella “normalità” delle architetture, della vita nei suoi aspetti pubblici e di tutti gli altri che ci sarà dato di avvicinare, lo “straordinario” che può coinvolgerci emotivamente. Non visiteremo luoghi famosi, non riconosceremo monumenti notati su riviste specializzate, non fotograferemo templi maestosi che ci sono già familiari prima di esserci stati.
1° giorno - Patna capitale dello stato del Bihar E' detta la “città dei quattro fiumi”, perché si snoda in prossimità dell’immissione dei tre più grandi affluenti nel Gange. E’ sulle rive meridionali del Fiume Sacro. Oggi la città è complessivamente uno dei tanti agglomerati urbani dell’India ma in passato, per circa mille anni, fu capitale di vari regni tra cui uno di cui fu sovrano l’immancabile Ashoka. A testimonianza dei suoi nobili trascorsi restano anche le rovine, ora sommerse, risalenti addirittura al V secolo a.C. Il Gandhi Maidan è una zona con un parco accanto al quale si trova la struttura architettonica più curiosa. Il Gola Ghar Granary (Golghar), la “casa tonda” è un granaio molto particolare fatto costruire da un capitano inglese sul finire del XVIII secolo; ha la forma del classico stupa buddista, ma non è stato realizzato per alimentare religiosità e riti sacri ma per saziare più prosaiche pance. Aveva lo scopo di conservare il grano da usarsi in caso di carestie dopo che una di queste aveva provocato migliaia di morti. E’ alto una trentina di metri, e la struttura a forma di “zuccotto” è caratterizzata da due scale esterne a spirale. Il Sikh Temple (Har Mandir Takht) è bianco, elaborato, con cupole che lo proteggono, pinnacoli dorati e molto ricco di particolari architettonici alcuni dei quali richiamano lo stile Moghul. E’ meta di pellegrinaggio, perché è uno dei quattro luoghi più sacri della tradizione Sikh. Il museo conserva piccole sorprese: Tangka del XVII secolo, animali imbalsamati e una serie di sculture in pietra.Rientro in barca che inizia a discendere il Gange per giungere vicino Barh dopo circa 5 ore, dove si attracca per passare la notte.
2° giorno - Navigazione e visita di Nalanda -Pawapuri Nalanda Visita del Parco Archeologico che racchiude le vaste rovine dell’antica università che ebbe il suo momento di maggior sviluppo tra i secoli V-VI e XII. Era tanto famosa da essere centro culturale di attrazione per studenti che provenivano dalla Cina e dalla Persia.I resti sono attorniati da un grande parco di circa 14 ettari e includono rovine di monasteri e templi caratterizzati da mattoni rossi. Il Grande Stupa è la struttura più rilevante del sito. Anticamente mostrava una grande cupola centrale e quattro altre di più ridotte dimensioni ai lati. Al corpo principale del tempio si accedeva attraverso una scala ancor oggi ben visibile. Nel V° secolo Nalanda svolgeva un ruolo assai rilevante nel mondo buddista. E' ritenuta la prima università istituita nell’intera Asia. Vi risiedevano oltre 10.000 monaci e studenti che approfondivano materie non solo teologiche ma si dedicavano anche a studi di astronomia e medicina. Tutto subì una brusca interruzione nel XII secolo con l’arrivo degli Afgani che si accanirono contro quel luogo saccheggiandolo selvaggiamente. Seconda tappa è Pawapuri (Pavapuri, Apapuri) si visita il tempio di Jalmadir che è un importante luogo di pellegrinaggio del Jainismo. E' al centro di un piccolo lago, ornato da fiori di loto, su una piattaforma rialzata cui si accede salendo pochi gradini; qui fu cremato Mahavira nel V° secolo a.C. l’ultimo maestro, (“tirthankar”) e fondatore dello stesso Jainismo. Arcate, elaborati lavori in marmo, cupole, pinnacoli dorati che contrastano il bianco dominante.
3° giorno - Monghyr - Pirpahar Hill- Jahangira Island - Sultangani Si naviga ancora verso Oriente sino a Monghyr (Munger) Si visitano i resti del forte di Monghyr che fu eretto alla fine del XV° secolo che si trovano su un’altura che è circondata su tre lati dalla riva sud del Gange. Vi sono anche delle tombe che fanno parte del cimitero della Compagnia delle Indie Orientali. Il luogo fu teatro di scontri per il controllo di una posizione ritenuta importante dal punto di vista strategico e dei commerci tra vari eserciti invasori, ultimo dei quali fu quello inglese. Pirpahar Hill (Pier Pahar), è una collina a circa 5 chilometri ad est di Monghyr da cui si domina una vasta area circostante. Ai piedi della collina vi sono due tombe con delle iscrizioni che riportano il nome di uno dei due personaggi inglesi qui sepolti. Sulla parte superiore della collina vi è una vecchia residenza che risale alla fine del XVIII secolo. La costruzione, certo decadente tanto che è puntellata in varie parti, denota un certo fascino. Sitakund è famosa nella regione per le sue sorgenti di acqua calda. Qui, vuole la tradizione che Sita moglie di Rama, settima incarnazione di Vishnu, si sia immersa per spegnere il fuoco che si era appiccata per dimostrare la propria verginità. Da quel momento la sorgente fa sgorgare acqua calda. Rientro in barca e navigazione sino alle vicinanze dell’isola di Jahangira a Sultangani. Il tempio di Ajgaivinath è dedicato a Shiva. Le sue origini sono molto antiche come dimostrano le incisioni e sculture realizzate nelle rocce sulle quali è stato costruito. I pellegrini induisti danno particolare importanza al posto, perché dicono che persino Madre Gange gli renda omaggio andandone a lambire la base durante la stagione delle piogge.
4° giorno - Bhagalpur - Colganj - Bateshwar - Vikramshila In mattinata si scende dalla barca per andare a Bhagalpur nota come la “città della seta”dove ci sono diversi laboratori che producono tessuti, che però non vendono. Siamo ancora nello stato del Bihar. Qui durante la presenza inglese operava la Compagnia delle Indie Orientali e uno dei suoi esponenti, August Cleveland, fece costruire una residenza nel XVIII secolo ancora oggi in buono stato. Un altro tratto di navigazione ci porta sino alla zona di Colganj e Bateshwar a poco più di una decina di chilometri a ovest di Sultanganj. E’ caratterizzata da opere realizzate nella roccia risalenti al V-VI secolo, quindi nel periodo dell’impero Gupta. Nonostante in quel momento la cultura dominante avesse come riferimento religioso l’Induismo, in queste rocce sono state rappresentate deità che possono essere ricondotte al Buddismo e Jainismo oltre che all’Induismo. Un tempo la zona era negativamente famosa perché vi operava la setta degli assassini “Thug”. Nelle vicinanze di Bateshwar vi sono le rovine di uno stupa dell’VIII secolo e del monastero di Vikramshila. In questa zona si trova il Vikramshila Gangetic Dolphin Sanctuary. Se tra le acque sacre ma assai inquinate del Gange, intravediamo qualcosa lungo circa due metri di colore grigiastro con pinne natatorie e coda di piccole dimensioni e un rostro di una ventina di centimetri ricurvo verso l’alto, abbiamo avvistato uno dei circa tremila “Platanista gangetico gangetico”, “susu” per i locali, che ancora sopravvivono nel Gange nonostante il Gange.
5° giorno - Rajamahal - Akbarnagar - Farakka Si naviga verso sud est per giungere a Rajmahal nello stato di Jharkhand. E’ una piccola cittadina nelle vicinanze delle alture che riportano il suo stesso nome. Situata sulla riva ovest del Gange conserva resti del periodo islamico, quando ancora si chiamava ed era famosa come Akbarnagar. Ci sono i resti del suo non dimenticato passato nascosti nella foresta. Fu fondata per volere di Akbar, imperatore del periodo Moghul, e fu capitale del Bengala dalla fine del XVI secolo per la sua strategica posizione. Le sorti di Akbarnagar declinano circa dopo due secoli. I principali monumenti di cui si possono ancora notare le rovine sono alcune tombe e palazzi di sultani, cisterne e una moschea con iscrizioni arabe. I pochi resti si trovano a circa cinque chilometri dal centro abitato. In questo luogo tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, trascorse parte della sua giovinezza Shan Jahan cui si deve la costruzione del Taj Mahal ad Agra. Risaliti sull’imbarcazione, la navigazione procede verso il sud sino allo sbarramento di Farakka (Farakka barrage). Farakka è già nello stato del West Bengal e si trova in una zona in cui il fiume si restringe prima di allagarsi ed articolarsi in due rami che attorniano isolotti. E’ a circa dieci chilometri dal confine col Bangladesh. La diga è lunga oltre due chilometri e la sua costruzione consente dal 1975 di incrementare attraverso un canale la portata del Hooghly River. Il fiume, che attraversa Calcutta, necessita infatti di ulteriore acqua per le esigenze della vasta metropoli. Sfocia nel Golfo del Bengala poco più a ovest della foce del Gange.
Viaggio da Farakka a Calcutta (scritto da Mario Romualdi)
1° giorno - Farakka Il giorno prima prendiamo il treno “Shatabdi” che parte da Calcutta alle 14,15 e arriva a Farakka alle 18,27 (circa 320KM) in tempo per imbarcarsi e cenare. Nel porto di Farakka, sul Gange, incontriamo la barca che sarà la nostra casa galleggiante per oltre una settimana. Saliamo a bordo accolti dal cruiser manager Mr.Barun Katoch e dalle altre 27 persone dell’equipaggio. Ci sistemiamo nelle cabine e cominciamo a familiarizzare con spazi certamente adeguati ad ospitare solo il nostro gruppo. La barca rimane nel porto perché domani visiteremo località nelle vicinanze. Farakka è nello stato del West Bengal e si trova in una zona in cui il fiume si restringe prima di allagarsi ed articolarsi in due rami che attorniano isolotti. E’ a circa dieci chilometri dal confine col Bangladesh. Imponente è la sua diga lunga oltre due chilometri che, attraverso un canale, consente dal 1975 di incrementare la portata del ramo più occidentale del Gange, Lower Ganges, che assume il nome di Hooghly River, che sarà quello che navigheremo. Il nostro lento percorso di circa 400 chilometri si conclude a Calcutta navigando sul Lower Ganges.
2° giorno - Rajamahal - Akbarnagar - Baranagar Oggi approcciamo un pezzo d’India incontrando memorie storiche islamiche. Sbarco e auto per andare nella zona di Gaur, una trentina di chilometri a nord est. Nell’area non rimane quasi nulla del periodo tra il VII e XII secolo caratterizzato da culture e domini prima induisti e poi buddhisti. Vi sono invece segni non trascurabili di ciò che hanno prodotto nei trecento anni successivi i mussulmani. Le strutture, alcune delle quali ben conservate, presentano spesso nei materiali e decori caratteri che contrastano i classici edifici adibiti a madrase o moschee in altre regioni del mondo e nella stessa India. La Moschea Tantipara, e quelle di Baradwari, Adina, Qadam Rasul, Lattan e Chamkati, oltre alla Tomba di Fath Khan e al Mausoleo di Eklakhi sono nel nostro itinerario. Presentano sale, navate, corridoi, ingressi, parti di fortezze, archi, residui di piastrelle colorate, cupole, memorie di grandiosità sacre che propongono persino la suggestione di un’impronta del Profeta. Lo scenario che circonda tali monumenti è rurale con diffusi rettangoli di terre allagate per farne risaie. Le strade che li attraversano non sono però così attraenti. Offrono la possibilità di uno slalom tra buche da scansare che fanno invidia a quelle romane. In precedenza abbiamo elencato vestigia presenti in quest’area, con l’ovvia avvertenza che non necessariamente saremo in grado di recarci in tutte, ma solo in quelle più interessanti consentite dal tempo a disposizione e dallo stato della transitabilità. In ogni caso il bilancio della giornata sarà soddisfacente anche senza aver piantato tutte le bandierine nei luoghi descritti. Nel pomeriggio rientriamo in barca. Occorreranno circa 2,5 ore perché intanto la Sukapha si sarà spostata più a sud di una cinquantina di chilometri, a Jangipur. Navigazione sino a Baranagar.
3° giorno - Baranagar - Murshidabad Si sbarca per passeggiare nel villaggio di Baranagar. È un piccolo centro ma racchiude alcuni templi con caratteristiche non comuni. Sembrano essere stati realizzati proporzionandoli alla grandezza del luogo che li ospita. Graziosi, solidi ma quasi miniature, finemente decorati. Nel XVIII secolo, Rani Bhabani un ricco possidente terriero, li fece edificare in mattoni e ancora adesso rappresentano una significativa espressione dell’arte in terracotta. I mattoni sono stati messi in opera e sagomati producendo facciate ornate anche da lavori in gesso. Le estese decorazioni esterne disegnano scene di tradizioni epiche indiane incluso il “Ramayana*”. Quattro sono i monumenti rilevanti. Bhabaniswara, Char Bangla, Jod Bangla e Rajrajeshwari formano un complesso di templi affacciati l’uno all’altro. Condividono uno spazio dal centro del quale la vista può soffermarsi a guardare, circondati a 360°, da opere tra le più interessanti dello stile che prende nome dalla regione in cui siamo. Tre arcate limitano facciate d’ingresso su cui ci soffermeremo per osservarne intensi lavori che rappresentano animali trainanti carri, divinità che la fantasia degli artisti ha reso a volte non riconoscibili, simbolismi vari, deità con tante teste e tantissime braccia, cavalieri, svastiche**, arcieri, esseri metà umani e metà animali, personaggi insigni su portantine elefanti cammelli, e quant’altre immagini il costruttore avesse interesse e piacere a tramandare per proporre nel tempo sé stesso e la tradizione.Dopo il rientro sulla barca si naviga per arrivare vicino a Murshidabad. Qui,camminando un poco, si trova il Palazzo Museo di Hazarduari ex residenza del vicerè. Imponente, introdotto da una scala che ne accentua l’importanza, è stato costruito nella prima metà del XIX secolo. Tutto pare essere stato realizzato all’insegna del mega. Enorme facciata, massicce colonne, oltre cento stanze, il lampadario donato dalla regina Vittoria che si dice sia il più grande al mondo dopo, obviously, quello di Buckingham Palace. Lo stesso termine, Hazarduari, indica palazzo con mille porte. Non è detto che siano effettivamente così numerose, ma pare assodato che cento di queste siano false per confondere le idee e rendere più difficile la fuga di eventuali ladri. Ora il palazzo è un museo che conserva antichità, mobili, pitture. Ritorno in barca per il pranzo, probabilmente più tardo del solito. Subito dopo si prendono veicoli per andare nella Moschea Katra sempre intorno a Murshidabad. Vi si trova la tomba di Murshid Khan che trasferì qui nel 1705 la capitale della regione bengalese. Architetture originali e possenti. Nel pomeriggio saremo ancora sulla Sukapha.
4° giorno - Hazarduari - Katwa Sbarco e camminata per arrivare a Khushbagh. Il nome significa “giardino della felicità”. È un ampio parco che custodisce le tombe di Siraj-ud-Daulah e della sua famiglia. Ultimo Nawab of Bengal, “nababbo regnante del Bengala”. Governò su Bengala Bihar e Orissa prima che sull’India iniziasse il dominio colonialista della British East India Company. Morì a 22 anni nel 1757 e fu sepolto in questa struttura con tratti tipicamente moghul. Di nuovo a bordo per navigare un poco e arrivare nei pressi di Plassey. Pranzo e auto per una decina di minuti. Camminiamo nell’area di Plassey famosa per la sconfitta del nababbo ad opera del barone Clive primo governatore del Bengala. La battaglia è il risultato dei contrasti tra Gran Bretagna e Francia per i possedimenti coloniali in India, soprattutto durante la Guerra dei Sette Anni combattuta in Europa ma anche in Asia. Dopo questo evento la Gran Bretagna estromise quasi completamente la Francia, con cui era alleato Siraj-ud- Daulah, dal territorio indiano. Dopo il nostro imbarco verso le 16 la barca si muove per arrivare a Katwa dove si attracca per il pernottamento.
5° giorno - Matiari - Kalna La Sukapha inizia a navigare presto per arrivare a Matiari. Da tempo, qui sono specializzati nella lavorazione dell’ottone. Noi osserveremo il tradizionale processo di produzione di oggetti in questo materiale, in particolare dei contenitori per l’acqua. Riprendiamo la barca che continua a sfruttare la corrente. Dopo il pranzo ci fermiamo a Mayapur e camminiamo un poco per entrare nel complesso dell’ISKCON International Society for Krishna Consciousness, Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna. Si tratta di un centro religioso degli Hare Krishna. La sacralità del luogo necessita che nell’edificio principale non si entri con pantaloni corti o canottiere né si introducano macchine fotografiche. Cupole, decori architettonici con forme di grandi foglie di loto, uso del bianco marrone dorature, specchi d’acqua, palme, statue, fiori, preghiere, danze, atmosfere religiose. Ma non mancano neppure voci sul carattere eccessivamente commerciale, secondo alcuni addirittura con aspetti coercitivi, delle attività che vi si svolgono. Ciò, però, non pare frenare i flussi di pellegrini e visitatori che trovano ospitalità nelle strutture appositamente create per seguire le ritualità degli Hare Krishna. Nel pomeriggio la barca ci riceve per portarci in serata a Kalna dove si ormeggia per la notte.
6° giorno - Kalna - Chandernagore Scendiamo a Kalna. Saliamo su risciò elettrici che ci portano in un complesso di templi in terracotta. Originali edifici con numerose cupole, tempietti, elaborati decori, scene sacre e rappresentazioni animali e umane, ornano un luogo che non a caso è noto anche come Città dei templi e Città di terracotta. Anche l’ambiente verde in cui sono inseriti e la particolarità delle forme accentuano l’interesse della visita specie a quella dei “108 santuari”. Prima del pranzo si fa ritorno alla Sukapha che continua a muoversi a favore di corrente verso Chinsura. (Il posto doveva essere di rilevo visto che nel 1825 gli olandesi lasciarono agli inglesi il controllo di questa città in cambio di Sumatra, in quel tempo possedimento inglese). Nel pomeriggio, nell’area della città di Hooghly, conosciamo l’Imambara. (Luogo sacro o tomba realizzata per un santo uomo musulmano seguace dello sciismo). Se è ancora accessibile al pubblico saliremo sulla torre per la vista sul vicino fiume. Si tratta di unaduplice torre perché contiene due scale realizzate per consentire a uomini e donne di salire separatamente. Le strutture risalgono al 1836 e sono evidenti anche architettonicamente i riferimenti al filone sciita dell’islam. Una vasca centrale attorniata da una sorta di porticato con arcate a due livelli, dominate dal doppio torrione, costituiscono le caratteristiche principali di questa struttura, anch’essa diversa dalle solite rappresentazioni islamiche. Un aspetto decadente ma non sciatto, che offre immagini di solidità pur scarna. L’ultimo tratto di oggi in barca ci porta a Chandernagore, da cui si sente già l’odore di Kolkata.
7° giorno - Chanderagore - Kolkata L’ultimo giorno di permanenza in barca non prevede le soste più interessanti, ma propone per motivi logistici quanto c’è nelle vicinanze di Calcutta. Sbarchiamo a Chandarnagore per andare prima alla Chiesa del Sacro Cuore realizzata nel XVIII secolo, che si trova nel centro sulla via parallela a quella del fiume. Vi entreremo per una breve visita. Non è detto, invece, che si possa accedere nel palazzo che ospita il Centro Culturale. Il Palazzo, noto come Museo Dupleix che prende il nome da un governatore francese della città, è un edificio risalente a circa tre secoli fa. È a pochi metri dalla chiesa proprio sulla Strand Road che costeggia l’Hoogly River e conserva monete del periodo moghul, dipinti, oggettistica dei secoli XVIII e XIX. Rientro in barca e navigazione verso Barrackpore dove scendiamo dopo il pranzo. Non molte sono le sue attrattive ma vi sostiamo il tempo di una passeggiata. Storicamente ha avuto una certa rilevanza perché è stato il luogo da cui sono iniziate varie rivolte contro il dominio coloniale inglese. Si trova poco a nord di Kolkata ed è nota perchè vi si trova la più prestigiosa e antica scuola di formazione di polizia. Risaliamo in barca dopo circa un’ora per dirigerci verso il Babu Ghat conosciuto anche come Babughat o Babooghat. È un ghat sulle rive del fiume a Calcutta che risale al periodo di dominazione coloniale del British Raj. È luogo di sbarco e anche di varie attività umane, affollato di viaggiatori e venditori, uomini che trasportano di tutto e gente indaffarata.