Diario del Viaggio
1° giorno -Milano - Bangkok Partenza da Malpensa con volo Lufthansa alle 18:45. A Milano siamo in 10; arrivati a Francoforte incontriamo gli altri partecipanti del viaggio. (meno 4 che partivano da Roma ed andranno direttamente a Bangkok). La maggior parte ci conosciamo già perché fedeli viaggiatori affezionati alla nostra cara guida Mario. 😋 Volo tranquillo; solo un attimo di preoccupazione quando Daniela si è trovata di fianco un ciccione orientale che occupava un posto e mezzo. Ma per fortuna davanti c'era Stefania con un posto libero accanto e cosi ci siamo scambiati di posto (per Lei cambiava poco ed il ciccione poteva strasbordare senza dare problemi). Arrivo a Bangkok verso l e 14:45 di domenica 27/11; anche le valigie arrivano tutte e ci portano subito in albergo con un pittoresco e coloratissimo bus. La guida Tailandese è una simpatica signora pacioccona di nome "O" che ci accoglie con un sorridente "Sawatdee!". Fa caldo ed è un pò afoso; sul bus immancabile c'è l'aria condizionata che viene immediatamente spenta. C'è traffico ma è ordinato; la città è piena di grattacieli e le strade si incrociano su più livelli; la prima impressione è positiva; ci vuole circa un'ora per arrivare all'albergo Indra Hotel che è in pieno centro. Relax in stanza per far passare la differenza di fuso -6 ore; breve giro attorno all'hotel che è vicino alla Siam Square, in un quartiere pieno di bancarelle e di negozi. La serata è calda ma si sta bene. Cena e a letto presto perché la sveglia è alle 4 per prendere il primo volo verso Nord. Partecipanti: Stefania, Hannelore, Carla, Luigi, Liliana e Guido, Ivana, Claudio, Luca, Roberto, Graziella e Carlo, Gioia, Loredana, Anna e Franco, Gigi, Mario e noi due. 2° giorno -Sukothai - Lampang - Chiang Mai Di buon mattino si prende l'aereo (un ATR a elica nuovo di zecca tutto colorato) per Sukhothai; dall'alto abbiamo visto gli allagamenti dovuti alle disastrose alluvioni di qualche settimana fa; ci sono campi allagati ed interi villaggi ancora sotto l'acqua; a Bangkok non abbiamo visto zone allagate ma c'erano montagne di sacchetti di sabbia ovunque fuori dai negozi e lungo i bordi delle strade. Si atterra dopo circa un'ora di volo; sono le 8 di mattina, la giornata è splendida e fa un bel fresco. Veniamo accolti dal personale dell'aeroporto in divisa coloniale; trasportati da un buffo pulmino aperto fino ad una hall in stile coloniale di legno tutta aperta e circondata da fiori. 😋 Sukothai è l'antica capitale della civiltà THAI; è stata la città principale durante il "Regno della Felicità Nascente" tra l XIII e XIV secolo. Il sito della città è dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Il parco storico lo giriamo con un curioso trenino aperto che ci porta in giro tra i templi e architetture varie. Disseminate in una vasta zona, ci sono numerose rovine, resti di stupa, statue di Buddha in piedi, seduti e sdraiati, monasteri e colonne ... con stili di tradizione thai, induista e kmer.Nel parco ci sono laghetti con distese di fiori; per le feste, hanno palchi in legno s u palafitte, dove vengono rappresentate le danze e su cui vengono messe lanterne colorate per illuminare le serate. Si riparte per andare verso Nord a Lampang; si attraversano delle foreste in una strada non molto frequentata. Pranzo nelle vicinanze di uno dei templi più interessanti della Thailandia. e poco frequentato dai turisti. Il Wat Phra That Luang è un'antica costruzione in legno e risale a l XV secolo. Ci sono dipinti originali alle pareti d i legno che raccontano vicende attribuite al Buddha; c'è una statua dell'Illuminato che risale al XVI secolo; il Wat è circondato da mura come una fortezza; atmosfera molto rilassata e più religiosa. C'è una piccola cappella che fa da camera oscura; un buco sulla porta proietta una immagine rovesciata del monumento che sta all'esterno. Solo gli uomini possono vederla perché la cappella è costruita (si dice) sopra una impronta sacra del piede di Buddha; Ernesto è l'unico della compagnia che entra nella cappella ed in cambio di una mancia vede la meraviglia. Si riparte e dopo circa 100KM, poco meno di due ore, attraversando pochi villaggi e, qualche foresta si arriva a Chiang Mai in serata. L'Hotel Empress, dove pernotteremo per due notti, è situato vicino al mercato che si svolge di notte e costituisce una attrattiva della città. Cena presto e subito s i esce per andare al mercatino; in effetti é una strada strapiena di bancarelle assolutamente ripetitive con magliette e borse copie non originali di marche famose, non molto originali; ma ci sono anche botteghe di legni intagliati, di stoffe, di maschere più artigianali. Conclusione compriamo una testa di Buddha in legno, qualche sciarpetta, qualche maglietta (tarocca). La serata è piacevole e non c'è l'afa di Bangkok.
3° giorno -CHIANG MAI
Dopo colazione, Mario ci fa la presentazione del viaggio; è interessante ma nel bar c'è l'aria condizionata a palla che ci fa desiderare che duri il meno possibile. Fuori il mattino è fresco e il cielo è sereno; iniziamo la visita del centro della città vecchia di Chiang Mai che una volta era circondata da mura, ormai solo rovine e da canali. In origine c'erano un centinaio di templi ma ora ne sono rimasti molto meno; il quadrilatero del centro è un labirinto di viuzze abbastanza trafficate e ci sono comunque, altri templi di origine antica.
Visitiamo il Wat Phra Singh, che ospita un magnifico Buddha dorato ed una preziosa statua di Buddha di giada (l'originale è conservato nel museo di Bangkok; fu trafugata dalla Birmania). E' il complesso più antico ed importante; i suoi alti muri bianchi racchiudono giardini ombreggiati dagli alberi, edifici e CHEDI antichi in legno (templi con reliquie preziose). L'interno del tempio è ricco di dipinti murali molto colorati, statue ed altari riccamente addobbati e decorati; ci sono porte e finestre intarsiate con figure dorate; tutto molto raffinato e restaurato molto bene. Usciamo dalla città in bus e si va verso le montagne circostanti.
Visitiamo il Doi Suthep Temple che è posto su una collina panoramica a 16KM dalla città, all'interno di un parco nazionale dove c'è una rigogliosa foresta. Il Wat è un complesso di santuari, cupole dorate, altari con numerose statue anch'esse dorate, ampie terrazze con alberi rigogliosi. Il tempio si raggiunge a piedi per una scalinata di 300 gradini oppure più pigramente con un ascensore a cremagliera.
E' un tempio molto frequentato e venerato dai thailandesi; ci sono, lungo la scalinata, bancarelle e venditori di cibi, di fiori, di candele e incensi. Il posto fa lontanamente pensare al Monte Popa birmano. C'è una statua di un elefante bianco che ricorda che questa collina fu scelta, per erigere il tempio, dal re nel XIV secolo che segui un elefante bianco che qui si fermò.
Suggestivo il panorama che s i gode dall'alto di una città ancora immersa nelle nebbie mattutine. Pranziamo in una azienda agricola dove vengono coltivate orchidee, c'è un ristorante dove assaggiamo le orchidee in forma di polpette. Nel giardino intorno al ristorante ci sono numerosissime piante fiorite di tutti i colori, una meraviglia!!!
Visitiamo nel pomeriggio un laboratorio/negozio di pietre preziose e giada; oggetti molto belli ma anche costosi; comunque facciamo shopping acquistando due collane con un ciondolo circolare di giada e due braccialetti da regalare. Nel successivo laboratorio di lavorazione dell'argento non compriamo nulla anche perché sono oggetti molto preziosi e costano perciò caro.
Rientriamo presto in albergo a Chiang Mai; Ernesto va in palestra a smaltire la ciccia ed io a
farmi un energico massaggio thai. La sera cena all'aperto in un bel ristorante il Mae Ping Riverside Restaurant, appunto lungo il fiume Ping con un finale a sorpresa. Il lancio di sei mongolfiere di carta gonfie d'aria calda delle candele. Incredibile ma sono salite altissime nel cielo stellato sopra le nostre teste. Il rito del lancio delle mongolfiere prevedeva che si potevano esprimere dei desideri (uno solo per mongolfiera). Mi basta che si avveri il mio !!! Molto divertente.
4° giorno -CHIANG MAI - THATOM
Si parte dopo una abbondante colazione e ci si ferma in un campo di addestramento e di recupero di elefanti. E' un posto molto turistico, ci sono negozietti pieni di souvenir ispirati naturalmente agli elefanti e poi c'è l a sfilata dei pachidermi che vanno a fare il bagno nel vicino fiume ed infine, subito dopo, c'è lo spettacolo con gli elefanti che si esibiscono e simulano i lavori di trasporto legname ed altro. Gli animali sono mansueti e mi sembrano dei vecchi saggi pazienti che sopportano quello che gli uomini gli fanno fare; addirittura alcuni elefanti sono stati addestrati a dipingere; fanno dei quadri che vengono messi in vendita. Tutto sommato lo spettacolo ci è piaciuto! :-|
Sono animali che mi sono simpatici e per ricordo mi sono comprata un allegro elefantino colorato seduto stile quelli che c'erano in esposizione a Milano, ma di soli 10cm. Qui organizzano anche giri in mezzo alla foresta sulla groppa degli elefanti, tutto é fatto per raccogliere fondi per la manutenzione del centro.
Proseguiamo con un lungo trasferimento a Thaton vicino al confine birmano. E' una cittadina in un'ansa del fiume Mae Kok e dopo il pranzo saliamo su delle lance e risaliamo il fiume verso l a Birmania. Dalla barca si vede solo tanto verde, non ci sono animali se non qualche sparuto airone, ci dicono che gli uccelli sono già tutti migrati verso zone più calde e che torneranno tra qualche mese. Il motore della lancia ad un certo punto si ferma ed il barcaiolo si
esibisce un un pit stop tipo formula uno in equilibrio sulla barca smonta una parte del carburatore e la raffredda a secchiate prese dal fiume; dopo un pò si riparte a singhiozzo ed attracchiamo vicino ad un villaggio tribale. In realtà già molto turistico; ci sono donne che lavorano ai telai e vendono belle sciarpe di produzione locale.
Ritorno in lancia e si va controcorrente; attraversiamo delle rapide ed il fiume appare più impetuoso dell'andata. Arriviamo al tramonto ed appena il sole non c'è più fa freddino; questa volta il motore della lancia non si ferma ed il barcaiolo sembra avere fretta tanto che arriviamo 10 minuti prima di tutti gli altri.
Andiamo al Thaton River View Hotel che ha dei meravigliosi bungalow in legno d i teak in riva al fiume in mezzo ad una rigogliosa vegetazione. Le camere sono in stile coloniale, tutto naturale e niente di moderno; si sente il calore ed il profumo del legno e della vegetazione circostante. Molto bello! Cena in hotel in una veranda aperta affacciata sul fiume che qui sale pacifico verso Nord come affluente del Mekong; purtroppo si è levato un vento freddo e fastidioso e tutti siamo costretti a vestirci pesanti, siamo passati da trenta e più gradi a forse quindici. Davanti a noi nella buia notte splende una pagoda dorata di un tempio Thai. Piacevole visione.
5° giorno - THATON - CHIANG RAI
Sveglia prima del previsto per il rumore della strada alle spalle del bungalow che ci ospita. Cosi possiamo esplorare l'hotel che si snoda sull'argine alto del fiume con passarelle che collegano le varie strutture dell'albergo. Ci sono molti fiori e piante: banani, manghi e ananas. Facciamo colazione e l'unico che non è stato svegliato è proprio Mario che ci fa partire in lieve ritardo.
Ci troviamo a ridosso della congiunzione tra la Thailandia, la Birmania ed il Laos; le visite
di oggi includono le aree del famoso Triangolo d'Oro. Andiamo a Mae Sai, cittadina al confine birmano da cui è separata da un ponte. C'è un mercato d i confine dove si può trovare tutto quello che di commerciale esiste
proveniente da tutti i paesi qui confinanti; ci sono i diversi prodotti di artigianato tipico thailandese e birmano; alcuni oggetti vengono dalla Cina, piuttosto brutti, altri dal Vietnam come le pipe di osso per fumare l'oppio (ne acquistiamo una) e poi ci sono le stoffe di cotone birmano (Daniela compra un taglio per una gonna). I prezzi sono concorrenziali rispetto ad altri mercati che abbiamo frequentato; ma bisogna sempre mercanteggiare a l ribasso.
Pranziamo in un piacevole ristorante, visitiamo un tempio buddista il Wat Prathat Pukhao da dove si ha una bella vista dell'area del triangolo d'oro e dopo raggiungiamo un altro villaggio al confine con Birmania e Laos dove ci imbarchiamo sul Mekong. Un breve giro su una barca locale che passa accanto a numerosi casinò posti sul confine.
Sbarchiamo in territorio laotiano dove c'è un tempio a forma di barca con una enorme statua dorata di Buddha che domina il fiume. Il posto è anche pieno di bancarelle dove compriamo una scatola di pietra con incise delle casette per la nostra collezione. Ci vuole un'ora di bus per arrivare a Chiang Rai al Wangcome Hotel posto in zona centrale vicino al tradizionale mercato notturno.Prima di cena dobbiamo rifare le valigie per domani perché andiamo in Laos ed iniziamo la navigazione di due giorni sul Mekong, dormendo in un Lodge lungo il fiume raggiungibile con una ripida salita. Per evitare di portare le pesanti valigie porteremo solo una borsa con lo stretto necessario per la notte ed il resto rimarrà in barca. Cena in stile occidentale ed immancabile giretto a l mercato notturno, che è molto più carino di quelli visti fino ad oggi. Anche qui pieno di mercanzie di ogni genere, ma per fortuna non acquistiamo nulla.
6° giorno - CHIANG RAI - HOUEIXAI (LAOS) - Navigazione sul Mekong - PAKBENG Sveglia presto che è ancora buio perché le procedure di passaggio del confine in Laos potrebbero essere piuttosto lunghe. Si raggiunge Chiang Khong città di commerci con il Laos molto frequentata anche dai turisti (anche molti giovani saccopelisti) per passare il confine; é situata su un'ampia distesa sul fiume Mekong ed è piena d i guesthouse. Salutiamo la nostra sorridente guida tailandese "O" e prendiamo una barchetta per Houeixai sulla riva laotiana del Mekong per passare i l confine con il LAOS. L'ottenimento del visto tutto sommato è stato veloce nonostante il caos che regna davanti al banco della polizia di frontiera. Insieme a noi ci sono almeno altri 30 turisti che aspettano pazientemente di riavere indietro il passaporto con il visto dopo aver pagato 35USD. Per fortuna le valigie vengono prese in consegna dalle persone della barca che prenderemo per navigare sul Mekong. Passiamo la frontiera e subito ci imbarchiamo nella Luang Say Boat, una chiattona in legno comoda dove passeremo i prossimi due giorni di pacata navigazione sul Mekong. Sulla barca siamo noi 20 italiani del gruppo + 8 altri turisti di varie nazionalità (francese, tedesca e americana). La barca è lunga una trentina d i metri e non esistono posti a sedere numerati, ognuno si sceglie la poltrona che più gli piace; sono comode e belle larghe. Ha un Bar ed un ristorantino che ci preparerà i pranzi a bordo.
Finalmente siamo sul Mekong, l'immenso fiume color caffélatte che segna il confine con Thailandia e Laos. La navigazione è piacevole, la barca scende lungo la corrente lentamente in mezzo ad un verde paesaggio naturale. La temperatura è piacevole, c'è il sole caldo m a l'aria dovuta alla navigazione lo rende tiepido ed apprezzabile. Tutto è pacato: ogni tanto qualche villaggio con campi coltivati, i buoi che pascolano ed i pescatori lungo le rive o sulle loro lance o su barchette piatte che armeggiano con le reti.Per circa 20km andiamo in direzione Sud Est; la riva sinistra laotiana è una fitta foresta che si estende sulle montagne che fanno da bordo al fiume ed ha poche presenze umane, mentre la riva destra tailandese è più sviluppata con alcuni villaggi e fattorie. Gli argini spesso sono sabbiosi, e con l'acqua bassa del fiume (da novembre a maggio è la stagione secca) ci sono molte secche di sabbia bianca ed anche tante rocce che affiorano; quando c'è la piena il livello del fiume sale +8metri rispetto alle condizioni nelle quali abbiamo navigato. In condizione di piena le rocce sommerse rappresentano un pericolo per la navigazione tanto che in quei mesi questa crociera viene cancellata. Dopo circa due ore di navigazione sosta in un villaggio tribale presso Huai Lam Peu, etnia hmong che va scomparendo, dove la gestione delle risorse è in comune. Gli hmong sono seminomadi e provengono dalle zone montane; praticano le coltivazioni utilizzando la combustione controllata di piccoli appezzamenti della foresta circostante il villaggio; con la cenere ricavata fertilizzano i terreni ottenuti per alcuni anni; piantano riso nella stagione delle piogge e mais, aglio ed altre culture resistenti al freddo nella stagione secca. Quando esauriscono l'effetto della cenere fertilizzante la terra diventa sterile, si spostano in un'altra zona della foresta (ogni 1 5 anni circa). Praticano la più vecchia religione del mondo, l'animismo che crede dell'esistenza degli spiriti in ogni cosa. Vivono in grandi capanne/palafitte costruite in legno ed allevano molti animali (assieme ai polli e maiali; ma purtroppo anche cani) che costituiscono il loro cibo. C'è un proverbio cinese (ma vale anche per qui) che dice: "cinesi mangiano tutto ciò che vola, tranne gli aerei, e tutto ciò che ha le gambe, tranne i tavoli!". Nel villaggio ci sono tantissimi bambini che ci accompagnano nella visita e si divertono quando Gigi fa un aeroplano con un foglio di carta trovato. Risaliamo in barca e mangiamo un semplice ma ottimo pranzo. Seduti sulle comode poltrone ammiriamo le sponde di questo maestoso fiume; chi sente musica con iPod, chi legge, chi sonnecchia, chi fa conversazione, chi prende il sole (soprattutto Stefania che rimane stesa sul ponte davanti per tutto il viaggio); trascorriamo altre due ore prima di arrivare in vista del nostro lodge. Si vede sullo sfondo dell'ansa del fiume un gruppo di barche e un piccolo molo che circonda la cittadina di PakBeng. Un chilometro a monte sulla riva sinistra del fiume c'è il nostro Lodge Luang Say, in mezzo alla giungla; ci sono 16 grandi lodge di duro teak con terrazze sul Mekong e le montagne circostanti. Ci dicono che la città ha un piccolo mercato al mattino per i villaggi circostanti, ma la sua esistenza dipende principalmente dall'attività del fiume. I bungalow sono splendidi ed accoglienti, c'è un ristorante con terrazza che domina il fiume e stasera ci tocca anche uno spettacolo di danze tradizionali. Le danzatrici sono bambine ad adolescenti, mentre i suonatori di tamburi, violini e xilofono sono adulti. Hanno una leggiadria dei movimenti deliziosi soprattutto le bambine; alcune sono molto calate e concentrate nella parte. Invitano anche il pubblico a ballare e si vede subito la differenza di quanto siamo goffi. Cena e a nanna immersi nei rumori della foresta e del fiume.
7° giorno - PAKBENG - Navigazione sul Mekong - LUANG PRABANG Si parte alle otto e le montagne intorno sono avvolte nelle nuvole, il sole è incerto. La temperatura è più bassa di quello che ci si aspettava. La navigazione riprende e l'aria è abbastanza fredda. Ci forniscono delle pesanti mantelle di cotone per ripararci dal vento. Per fortuna che ogni tanto il sole riappare e ci scalda un pò. Il fiume scorre prevalentemente verso est; si passa accanto ad una segheria sulla riva sinistra che movimenta i tronchi con gli elefanti e poi vengono trasportati verso Luang Prabang sul fiume con grandi chiatte trainate insieme. Dopo circa due ore di navigazione ci fermiamo al villaggio di Lathan sulla riva sinistra, doveviene prodotto un liquore distillato a base di riso; è una specie di whisky locale chiamatoLao Khao: è molto forte ed ha un particolare sapore/odore. Lungo i sentieri del villaggio ci sono anche molte bancarelle improvvisate che vendono sciarpe di cotone/seta tessute localmente o nei villaggi accanto; ci sono anche altri oggetti artigianali e compriamo qualche animaletto in metallo, due semi dipinti, alcuni quadretti ricamati, un paio di bamboline ed una sciarpetta. Mentre siamo al villaggio splende il sole che ci riscalda dal freddo preso in barca. Si riparte e poco dopo c'è il pranzo che è sempre semplice ma gradevole.Ben presto arriviamo a Pak Ou Village dove visitiamo le grotte dei "Diecimila Buddha": il magnifico tempio di Tham Ting si trova sulle rocce verticali sulla riva destra del fiume. Ci sono due grotte scavate nella roccia, che sono raggiungibili con un ripido sentiero agradoni sulla roccia massiccia. Le grotte contengono migliaia di immagini di Buddha ed altre figure religiose. Le statue sono alte fino a 2 metri, e sono in genere di legno rivestite di resina e vernice rossa o nera e, talvolta, anche con foglie d'oro. Il tempio ha origini antiche ed stato trasformato buddista nel 15º secolo. Non si sa esattamente perché si sono accumulate cosi tante statue, se non il richiamo ad una religiosità legata anche a forme di animismo. Qualcuno ha deciso un certo giorno di collocare una statua di Buddha in un anfratto protetto dentro il ventre della madre terra ed è stato l'inizio di un gesto che si è diffuso rapidamente.