Thailandia del Nord e Laos

Vie d'acqua in Thailandia, Mekong e Laos
26 dicembre - 10 dicembre 2011

Diario del Viaggio

1° giorno -Milano - Bangkok
Partenza da Malpensa con volo Lufthansa alle 18:45. A Milano siamo in 10; arrivati a Francoforte incontriamo gli altri partecipanti del viaggio. (meno 4 che partivano da Roma ed andranno direttamente a Bangkok). La maggior parte ci conosciamo già perché fedeli viaggiatori affezionati alla nostra cara guida Mario. 😋
Volo tranquillo; solo un attimo di preoccupazione quando Daniela si è trovata di fianco un ciccione orientale che occupava un posto e mezzo. Ma per fortuna davanti c'era Stefania con un posto libero accanto e cosi ci siamo scambiati di posto (per Lei cambiava poco ed il ciccione poteva strasbordare senza dare problemi).
Arrivo a Bangkok verso l e 14:45 di domenica 27/11; anche le valigie arrivano tutte e ci portano subito in albergo con un pittoresco e coloratissimo bus. La guida Tailandese è una simpatica signora pacioccona di nome "O" che ci accoglie con un sorridente "Sawatdee!".
Fa caldo ed è un pò afoso; sul bus immancabile c'è l'aria condizionata che viene immediatamente spenta. C'è traffico ma è ordinato; la città è piena di grattacieli e le strade si incrociano su più livelli; la prima impressione è positiva; ci vuole circa un'ora per arrivare all'albergo Indra Hotel che è in pieno centro. Relax in stanza per far passare la differenza di fuso -6 ore; breve giro attorno all'hotel che è vicino alla Siam Square, in un quartiere pieno di bancarelle e di negozi. La serata è calda ma si sta bene. Cena e a letto presto perché la sveglia è alle 4 per prendere il primo volo verso Nord.
Partecipanti: Stefania, Hannelore, Carla, Luigi, Liliana e Guido, Ivana, Claudio, Luca, Roberto, Graziella e Carlo, Gioia, Loredana, Anna e Franco, Gigi, Mario e noi due.
2° giorno -Sukothai - Lampang - Chiang Mai
Di buon mattino si prende l'aereo (un ATR a elica nuovo di zecca tutto colorato) per Sukhothai; dall'alto abbiamo visto gli allagamenti dovuti alle disastrose alluvioni di qualche settimana fa; ci sono campi allagati ed interi villaggi ancora sotto l'acqua; a Bangkok non abbiamo visto zone allagate ma c'erano montagne di sacchetti di sabbia ovunque fuori dai negozi e lungo i bordi delle strade.
Si atterra dopo circa un'ora di volo; sono le 8 di mattina, la giornata è splendida e fa un bel fresco. Veniamo accolti dal personale dell'aeroporto in divisa coloniale; trasportati da un buffo pulmino aperto fino ad una hall in stile coloniale di legno tutta aperta e circondata da fiori. 😋
Sukothai è l'antica capitale della civiltà THAI; è stata la città principale durante il "Regno della Felicità Nascente" tra l XIII e XIV secolo. Il sito della città è dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Il parco storico lo giriamo con un curioso trenino aperto che ci porta in giro tra i templi e architetture varie. Disseminate in una vasta zona, ci sono numerose rovine, resti di stupa, statue di Buddha in piedi, seduti e sdraiati, monasteri e colonne ... con stili di tradizione thai, induista e kmer.
Nel parco ci sono laghetti con distese di fiori; per le feste, hanno palchi in legno s u palafitte, dove vengono rappresentate le danze e su cui vengono messe lanterne colorate per illuminare le serate.
Si riparte per andare verso Nord a Lampang; si attraversano delle foreste in una strada non molto frequentata. Pranzo nelle vicinanze di uno dei templi più interessanti della Thailandia. e poco frequentato dai turisti. Il Wat Phra That Luang è un'antica costruzione in legno e risale a l XV secolo. Ci sono dipinti originali alle pareti d i legno che raccontano vicende attribuite al Buddha; c'è una statua dell'Illuminato che risale al XVI secolo; il Wat è circondato da mura come una fortezza; atmosfera molto rilassata e più religiosa.
C'è una piccola cappella che fa da camera oscura; un buco sulla porta proietta una immagine rovesciata del monumento che sta all'esterno. Solo gli uomini possono vederla perché la cappella è costruita (si dice) sopra una impronta sacra del piede di Buddha; Ernesto è l'unico della compagnia che entra nella cappella ed in cambio di una mancia vede la meraviglia.
Si riparte e dopo circa 100KM, poco meno di due ore, attraversando pochi villaggi e, qualche foresta si arriva a Chiang Mai in serata. L'Hotel Empress, dove pernotteremo per due notti, è situato vicino al mercato che si svolge di notte e costituisce una attrattiva della città. Cena presto e subito s i esce per andare al mercatino; in effetti é una strada strapiena di bancarelle assolutamente ripetitive con magliette e borse copie non originali di marche famose, non molto originali; ma ci sono anche botteghe di legni intagliati, di stoffe, di maschere più artigianali. Conclusione compriamo una testa di Buddha in legno, qualche sciarpetta, qualche maglietta (tarocca). La serata è piacevole e non c'è l'afa di Bangkok.

3° giorno -CHIANG MAI
Dopo colazione, Mario ci fa la presentazione del viaggio; è interessante ma nel bar c'è l'aria condizionata a palla che ci fa desiderare che duri il meno possibile. Fuori il mattino è fresco e il cielo è sereno; iniziamo la visita del centro della città vecchia di Chiang Mai che una volta era circondata da mura, ormai solo rovine e da canali. In origine c'erano un centinaio di templi ma ora ne sono rimasti molto meno; il quadrilatero del centro è un labirinto di viuzze abbastanza trafficate e ci sono comunque, altri templi di origine antica.
Visitiamo il Wat Phra Singh, che ospita un magnifico Buddha dorato ed una preziosa statua di Buddha di giada (l'originale è conservato nel museo di Bangkok; fu trafugata dalla Birmania). E' il complesso più antico ed importante; i suoi alti muri bianchi racchiudono giardini ombreggiati dagli alberi, edifici e CHEDI antichi in legno (templi con reliquie preziose). L'interno del tempio è ricco di dipinti murali molto colorati, statue ed altari riccamente addobbati e decorati; ci sono porte e finestre intarsiate con figure dorate; tutto molto raffinato e restaurato molto bene. Usciamo dalla città in bus e si va verso le montagne circostanti.
Visitiamo il Doi Suthep Temple che è posto su una collina panoramica a 16KM dalla città, all'interno di un parco nazionale dove c'è una rigogliosa foresta. Il Wat è un complesso di santuari, cupole dorate, altari con numerose statue anch'esse dorate, ampie terrazze con alberi rigogliosi. Il tempio si raggiunge a piedi per una scalinata di 300 gradini oppure più pigramente con un ascensore a cremagliera.
E' un tempio molto frequentato e venerato dai thailandesi; ci sono, lungo la scalinata, bancarelle e venditori di cibi, di fiori, di candele e incensi. Il posto fa lontanamente pensare al Monte Popa birmano. C'è una statua di un elefante bianco che ricorda che questa collina fu scelta, per erigere il tempio, dal re nel XIV secolo che segui un elefante bianco che qui si fermò.
Suggestivo il panorama che s i gode dall'alto di una città ancora immersa nelle nebbie mattutine. Pranziamo in una azienda agricola dove vengono coltivate orchidee, c'è un ristorante dove assaggiamo le orchidee in forma di polpette. Nel giardino intorno al ristorante ci sono numerosissime piante fiorite di tutti i colori, una meraviglia!!!
Visitiamo nel pomeriggio un laboratorio/negozio di pietre preziose e giada; oggetti molto belli ma anche costosi; comunque facciamo shopping acquistando due collane con un ciondolo circolare di giada e due braccialetti da regalare. Nel successivo laboratorio di lavorazione dell'argento non compriamo nulla anche perché sono oggetti molto preziosi e costano perciò caro.
Rientriamo presto in albergo a Chiang Mai; Ernesto va in palestra a smaltire la ciccia ed io a farmi un energico massaggio thai. La sera cena all'aperto in un bel ristorante il Mae Ping Riverside Restaurant, appunto lungo il fiume Ping con un finale a sorpresa. Il lancio di sei mongolfiere di carta gonfie d'aria calda delle candele. Incredibile ma sono salite altissime nel cielo stellato sopra le nostre teste. Il rito del lancio delle mongolfiere prevedeva che si potevano esprimere dei desideri (uno solo per mongolfiera). Mi basta che si avveri il mio !!! Molto divertente.
4° giorno -CHIANG MAI - THATOM
Si parte dopo una abbondante colazione e ci si ferma in un campo di addestramento e di recupero di elefanti. E' un posto molto turistico, ci sono negozietti pieni di souvenir ispirati naturalmente agli elefanti e poi c'è l a sfilata dei pachidermi che vanno a fare il bagno nel vicino fiume ed infine, subito dopo, c'è lo spettacolo con gli elefanti che si esibiscono e simulano i lavori di trasporto legname ed altro. Gli animali sono mansueti e mi sembrano dei vecchi saggi pazienti che sopportano quello che gli uomini gli fanno fare; addirittura alcuni elefanti sono stati addestrati a dipingere; fanno dei quadri che vengono messi in vendita. Tutto sommato lo spettacolo ci è piaciuto! :-|
Sono animali che mi sono simpatici e per ricordo mi sono comprata un allegro elefantino colorato seduto stile quelli che c'erano in esposizione a Milano, ma di soli 10cm. Qui organizzano anche giri in mezzo alla foresta sulla groppa degli elefanti, tutto é fatto per raccogliere fondi per la manutenzione del centro.
Proseguiamo con un lungo trasferimento a Thaton vicino al confine birmano. E' una cittadina in un'ansa del fiume Mae Kok e dopo il pranzo saliamo su delle lance e risaliamo il fiume verso l a Birmania. Dalla barca si vede solo tanto verde, non ci sono animali se non qualche sparuto airone, ci dicono che gli uccelli sono già tutti migrati verso zone più calde e che torneranno tra qualche mese. Il motore della lancia ad un certo punto si ferma ed il barcaiolo si esibisce un un pit stop tipo formula uno in equilibrio sulla barca smonta una parte del carburatore e la raffredda a secchiate prese dal fiume; dopo un pò si riparte a singhiozzo ed attracchiamo vicino ad un villaggio tribale. In realtà già molto turistico; ci sono donne che lavorano ai telai e vendono belle sciarpe di produzione locale.
Ritorno in lancia e si va controcorrente; attraversiamo delle rapide ed il fiume appare più impetuoso dell'andata. Arriviamo al tramonto ed appena il sole non c'è più fa freddino; questa volta il motore della lancia non si ferma ed il barcaiolo sembra avere fretta tanto che arriviamo 10 minuti prima di tutti gli altri.
Andiamo al Thaton River View Hotel che ha dei meravigliosi bungalow in legno d i teak in riva al fiume in mezzo ad una rigogliosa vegetazione. Le camere sono in stile coloniale, tutto naturale e niente di moderno; si sente il calore ed il profumo del legno e della vegetazione circostante. Molto bello! Cena in hotel in una veranda aperta affacciata sul fiume che qui sale pacifico verso Nord come affluente del Mekong; purtroppo si è levato un vento freddo e fastidioso e tutti siamo costretti a vestirci pesanti, siamo passati da trenta e più gradi a forse quindici. Davanti a noi nella buia notte splende una pagoda dorata di un tempio Thai. Piacevole visione.

Sukhothai e Lampang

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Chiang Mai

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Thatom

sul fiume Mae Kok

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5° giorno - THATON - CHIANG RAI
Sveglia prima del previsto per il rumore della strada alle spalle del bungalow che ci ospita. Cosi possiamo esplorare l'hotel che si snoda sull'argine alto del fiume con passarelle che collegano le varie strutture dell'albergo. Ci sono molti fiori e piante: banani, manghi e ananas. Facciamo colazione e l'unico che non è stato svegliato è proprio Mario che ci fa partire in lieve ritardo.
Ci troviamo a ridosso della congiunzione tra la Thailandia, la Birmania ed il Laos; le visite di oggi includono le aree del famoso Triangolo d'Oro. Andiamo a Mae Sai, cittadina al confine birmano da cui è separata da un ponte. C'è un mercato d i confine dove si può trovare tutto quello che di commerciale esiste proveniente da tutti i paesi qui confinanti; ci sono i diversi prodotti di artigianato tipico thailandese e birmano; alcuni oggetti vengono dalla Cina, piuttosto brutti, altri dal Vietnam come le pipe di osso per fumare l'oppio (ne acquistiamo una) e poi ci sono le stoffe di cotone birmano (Daniela compra un taglio per una gonna). I prezzi sono concorrenziali rispetto ad altri mercati che abbiamo frequentato; ma bisogna sempre mercanteggiare a l ribasso.
Pranziamo in un piacevole ristorante, visitiamo un tempio buddista il Wat Prathat Pukhao da dove si ha una bella vista dell'area del triangolo d'oro e dopo raggiungiamo un altro villaggio al confine con Birmania e Laos dove ci imbarchiamo sul Mekong. Un breve giro su una barca locale che passa accanto a numerosi casinò posti sul confine.
Sbarchiamo in territorio laotiano dove c'è un tempio a forma di barca con una enorme statua dorata di Buddha che domina il fiume. Il posto è anche pieno di bancarelle dove compriamo una scatola di pietra con incise delle casette per la nostra collezione. Ci vuole un'ora di bus per arrivare a Chiang Rai al Wangcome Hotel posto in zona centrale vicino al tradizionale mercato notturno.
Prima di cena dobbiamo rifare le valigie per domani perché andiamo in Laos ed iniziamo la navigazione di due giorni sul Mekong, dormendo in un Lodge lungo il fiume raggiungibile con una ripida salita. Per evitare di portare le pesanti valigie porteremo solo una borsa con lo stretto necessario per la notte ed il resto rimarrà in barca. Cena in stile occidentale ed immancabile giretto a l mercato notturno, che è molto più carino di quelli visti fino ad oggi. Anche qui pieno di mercanzie di ogni genere, ma per fortuna non acquistiamo nulla.

6° giorno - CHIANG RAI - HOUEIXAI (LAOS) - Navigazione sul Mekong - PAKBENG
Sveglia presto che è ancora buio perché le procedure di passaggio del confine in Laos potrebbero essere piuttosto lunghe. Si raggiunge Chiang Khong città di commerci con il Laos molto frequentata anche dai turisti (anche molti giovani saccopelisti) per passare il confine; é situata su un'ampia distesa sul fiume Mekong ed è piena d i guesthouse. Salutiamo la nostra sorridente guida tailandese "O" e prendiamo una barchetta per Houeixai sulla riva laotiana del Mekong per passare i l confine con il LAOS.
L'ottenimento del visto tutto sommato è stato veloce nonostante il caos che regna davanti al banco della polizia di frontiera. Insieme a noi ci sono almeno altri 30 turisti che aspettano pazientemente di riavere indietro il passaporto con il visto dopo aver pagato 35USD. Per fortuna le valigie vengono prese in consegna dalle persone della barca che prenderemo per navigare sul Mekong. Passiamo la frontiera e subito ci imbarchiamo nella Luang Say Boat, una chiattona in legno comoda dove passeremo i prossimi due giorni di pacata navigazione sul Mekong. Sulla barca siamo noi 20 italiani del gruppo + 8 altri turisti di varie nazionalità (francese, tedesca e americana). La barca è lunga una trentina d i metri e non esistono posti a sedere numerati, ognuno si sceglie la poltrona che più gli piace; sono comode e belle larghe. Ha un Bar ed un ristorantino che ci preparerà i pranzi a bordo.

Finalmente siamo sul Mekong, l'immenso fiume color caffélatte che segna il confine con Thailandia e Laos. La navigazione è piacevole, la barca scende lungo la corrente lentamente in mezzo ad un verde paesaggio naturale. La temperatura è piacevole, c'è il sole caldo m a l'aria dovuta alla navigazione lo rende tiepido ed apprezzabile. Tutto è pacato: ogni tanto qualche villaggio con campi coltivati, i buoi che pascolano ed i pescatori lungo le rive o sulle loro lance o su barchette piatte che armeggiano con le reti.
Per circa 20km andiamo in direzione Sud Est; la riva sinistra laotiana è una fitta foresta che si estende sulle montagne che fanno da bordo al fiume ed ha poche presenze umane, mentre la riva destra tailandese è più sviluppata con alcuni villaggi e fattorie. Gli argini spesso sono sabbiosi, e con l'acqua bassa del fiume (da novembre a maggio è la stagione secca) ci sono molte secche di sabbia bianca ed anche tante rocce che affiorano; quando c'è la piena il livello del fiume sale +8metri rispetto alle condizioni nelle quali abbiamo navigato. In condizione di piena le rocce sommerse rappresentano un pericolo per la navigazione tanto che in quei mesi questa crociera viene cancellata.
Dopo circa due ore di navigazione sosta in un villaggio tribale presso Huai Lam Peu, etnia hmong che va scomparendo, dove la gestione delle risorse è in comune. Gli hmong sono seminomadi e provengono dalle zone montane; praticano le coltivazioni utilizzando la combustione controllata di piccoli appezzamenti della foresta circostante il villaggio; con la cenere ricavata fertilizzano i terreni ottenuti per alcuni anni; piantano riso nella stagione delle piogge e mais, aglio ed altre culture resistenti al freddo nella stagione secca. Quando esauriscono l'effetto della cenere fertilizzante la terra diventa sterile, si spostano in un'altra zona della foresta (ogni 1 5 anni circa). Praticano la più vecchia religione del mondo, l'animismo che crede dell'esistenza degli spiriti in ogni cosa. Vivono in grandi capanne/palafitte costruite in legno ed allevano molti animali (assieme ai polli e maiali; ma purtroppo anche cani) che costituiscono il loro cibo.
C'è un proverbio cinese (ma vale anche per qui) che dice: "cinesi mangiano tutto ciò che vola, tranne gli aerei, e tutto ciò che ha le gambe, tranne i tavoli!". Nel villaggio ci sono tantissimi bambini che ci accompagnano nella visita e si divertono quando Gigi fa un aeroplano con un foglio di carta trovato. Risaliamo in barca e mangiamo un semplice ma ottimo pranzo. Seduti sulle comode poltrone ammiriamo le sponde di questo maestoso fiume; chi sente musica con iPod, chi legge, chi sonnecchia, chi fa conversazione, chi prende il sole (soprattutto Stefania che rimane stesa sul ponte davanti per tutto il viaggio); trascorriamo altre due ore prima di arrivare in vista del nostro lodge.
Si vede sullo sfondo dell'ansa del fiume un gruppo di barche e un piccolo molo che circonda la cittadina di PakBeng. Un chilometro a monte sulla riva sinistra del fiume c'è il nostro Lodge Luang Say, in mezzo alla giungla; ci sono 16 grandi lodge di duro teak con terrazze sul Mekong e le montagne circostanti. Ci dicono che la città ha un piccolo mercato al mattino per i villaggi circostanti, ma la sua esistenza dipende principalmente dall'attività del fiume. I bungalow sono splendidi ed accoglienti, c'è un ristorante con terrazza che domina il fiume e stasera ci tocca anche uno spettacolo di danze tradizionali. Le danzatrici sono bambine ad adolescenti, mentre i suonatori di tamburi, violini e xilofono sono adulti. Hanno una leggiadria dei movimenti deliziosi soprattutto le bambine; alcune sono molto calate e concentrate nella parte. Invitano anche il pubblico a ballare e si vede subito la differenza di quanto siamo goffi. Cena e a nanna immersi nei rumori della foresta e del fiume.

7° giorno - PAKBENG - Navigazione sul Mekong - LUANG PRABANG
Si parte alle otto e le montagne intorno sono avvolte nelle nuvole, il sole è incerto. La temperatura è più bassa di quello che ci si aspettava. La navigazione riprende e l'aria è abbastanza fredda. Ci forniscono delle pesanti mantelle di cotone per ripararci dal vento. Per fortuna che ogni tanto il sole riappare e ci scalda un pò. Il fiume scorre prevalentemente verso est; si passa accanto ad una segheria sulla riva sinistra che movimenta i tronchi con gli elefanti e poi vengono trasportati verso Luang Prabang sul fiume con grandi chiatte trainate insieme.
Dopo circa due ore di navigazione ci fermiamo al villaggio di Lathan sulla riva sinistra, doveviene prodotto un liquore distillato a base di riso; è una specie di whisky locale chiamatoLao Khao: è molto forte ed ha un particolare sapore/odore. Lungo i sentieri del villaggio ci sono anche molte bancarelle improvvisate che vendono sciarpe di cotone/seta tessute localmente o nei villaggi accanto; ci sono anche altri oggetti artigianali e compriamo qualche animaletto in metallo, due semi dipinti, alcuni quadretti ricamati, un paio di bamboline ed una sciarpetta. Mentre siamo al villaggio splende il sole che ci riscalda dal freddo preso in barca.
Si riparte e poco dopo c'è il pranzo che è sempre semplice ma gradevole.Ben presto arriviamo a Pak Ou Village dove visitiamo le grotte dei "Diecimila Buddha": il magnifico tempio di Tham Ting si trova sulle rocce verticali sulla riva destra del fiume. Ci sono due grotte scavate nella roccia, che sono raggiungibili con un ripido sentiero agradoni sulla roccia massiccia. Le grotte contengono migliaia di immagini di Buddha ed altre figure religiose. Le statue sono alte fino a 2 metri, e sono in genere di legno rivestite di resina e vernice rossa o nera e, talvolta, anche con foglie d'oro. Il tempio ha origini antiche ed stato trasformato buddista nel 15º secolo. Non si sa esattamente perché si sono accumulate cosi tante statue, se non il richiamo ad una religiosità legata anche a forme di animismo. Qualcuno ha deciso un certo giorno di collocare una statua di Buddha in un anfratto protetto dentro il ventre della madre terra ed è stato l'inizio di un gesto che si è diffuso rapidamente.

Risaliamo sulla barca e dopo poche anse del fiume arriviamo a Luang Prabang.
Il giro in battello di due giorni è stato piacevolissimo e rilassante con un bel paesaggio di foreste poche coltivazioni e pochissima presenza umana. Godibilissimo magari non spettacolare come in Birmania con tutti i templi, ma molto affascinante dal punto di vista naturalistico. Peccato che si siano visti pochi animali e rari uccelli che forse sono già migrati a sud dove fa più caldo.
All'arrivo ci attende una lunghissima scalinata per raggiungere il bus per l'albergo; per fortuna che i bagagli ce li portano altri. Incontriamo la guida laotiana e dopo qualche incertezza ci organizza il trasferimento in albergo su tre pulmini. Attraversando la cittadina vediamo che ci sono tanti turisti occidentali, molti si muovono in bicicletta. La città è piena di locali e ci sono bancarelle ovunque. Il nostro hotel è il Villa Santi Resort & SPA; è fuori dal centro a 5km, molto raffinato e lussuoso, in un'area verde e quieta con un grande giardino. Cena all'aperto; fa un pò freddino ma tutto è davvero godibile!
8° giorno - LUANG PRABANG
Oggi giornata tranquilla in giro per Luang Prabang che è proprio una bella cittadina tra due fiumi il Mekong ed il suo affluente Nam Khan. Saliamo a piedi la collina di Phu Si che domina la città "adagiata sulle rive del fiume" (100metri con circa 300 scalini); strada facendo si incontra qualche tempio, alcuni riccamente affrescati e comunque molto frequentati dai fedeli; nella discesa una serie di Buddha dorati fanno da cornice alla scalinata; in una terrazza ce ne sono 7 tra cui uno per ogni giorno della settimana in pose diverse. Poi breve passeggiata lungo il fiume Nam Kham; per ammirare i vari edifici coloniali in puro stile laotiano e con influenze europee (francesi soprattutto), altre case in legno con giardini e boschetti di bambù e palme. Alcune costruzioni sono adibite a guesthouse per soddisfare i l gran numero di turisti.
Visitiamo poi il Vixoun Temple, anche se restaurato ed in parte ricostruito, è il più antico tra i templi di Luang Prabang; in origine era tutto in legno, oggi molte parti sono in mattoni e le decorazioni sono in stucco; il tetto è particolare ed é una caratteristica del Laos; il soffitto è di legno dorato con numerosi stucchi.
Molto vicino c'è il Wat Aham ed il Wat Xieng Thong; quest'ultimo è composto da vari edifici che rendono il complesso monastico un gioiello architettonico. Una cappella ha l'esterno rosso con le pareti piene di mosaici fatti con tessere di vetro colorato che rappresentano scene di attività religiose e di vita quotidiana (sono opere recenti de 1957); sono rappresentati villaggi, barche, carrelli, elefanti, case, scene di caccia e di pesca, scene di lavoro e di gioco e poi scene di cerimonie religiose,...
Quasi tutti i templi hanno il caratteristico tetto a due e a volte a tre strati spioventi e convessi, hanno in genere un porticato sul davanti sempre adornato con raffinati stucchi; molte facciate sono coperte da sculture e pannelli in legno di teak dorato intarsiati con rappresentazioni di scene della storia laotiana. Gli interni sono anch'essi sempre riccamente adornati. Alle finestre dei templi ci sono persiane in legno anche queste riccamente intarsiate e dorate. Ci sono innumerevoli statue di Buddha (alcuni di bronzo altri di legno) ed altri oggetti di venerazione. Tutto in un tripudio sfavillante di oro alla luce del sole che oggi ci accompagna alle visite; infatti fa caldo e spesso cerchiamo riparo sotto le piante.
Pranziamo in città in un bel e buon ristorante e poi andiamo in un paese vicino a visitare alcune attività artigianali: un laboratorio dove fanno la carta con i petali ed i fiori e poi dopo una fabbrica di seta con tante gabbie piene d i bruchi che fanno i bozzoli dai quali ricavano la materia prima. Ci fanno vedere che i colori naturali della seta sono solo il bianco ed il giallo, mentre tutti gli altri sono colorati con pigmenti ricavati da fiori, cortecce ed altro. Nel pomeriggio facciamo una breve escursione lungo le rive del Nam Kahm River per andare alla modesta ma emozionante tomba di Pierre Henry Mouhot, lo scopritore di Angkor Wat in Cambogia nel 1860 che ci arrivo per caso mentre cercava le sorgenti del Mekong e che qui morì di malaria durante una spedizione nella giungla circostante Luang Prabang. Qui, accanto al fiume, fu sepolto nel 1861 ed i suoi concittadini francesi gli costruirono una tomba, che andò nel dimenticatoio quando fini i l colonialismo. Nel 1990 fu riscoperta e restaurata a ricordo di questo sfortunato e dimenticato eroe della archeologia mondiale. Celebri sono le informazioni ed i disegni (acquerelli) pubblicati dopo la sua morte e contenuti nel prezioso diario che Mouhot aveva scritto quando aveva esplorato la zona di Angkor. Rientriamo a Luang Prabang ed andiamo a zonzo per la città; compriamo un quadro con tre donne vestite con costumi locali; la pittrice è una ragazza che ce l'ha impacchettato ed era un pò incredula che glielo volessimo comperare; ma a noi era piaciuto subito. Per tornare all'hotel prendiamo un tuc-tuc che era una insieme di rottami assemblati insieme, senza ammortizzatori e frenava con un rumore di ferraglia preoccupante; ma siamo arrivati indenni per una tariffa di 3USD.

Triangolo d'Oro

Sul Mekong fino a PakBeng

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Verso Luang Prabang

Villaggio Lathan - Tempio di ThamTing a PakOu

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Luang Prabang

Wat Xieng Thong - Palazzo reale

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9° giorno - LUANG PRABANG
Questa mattina all'alba puntiamo la sveglia alle 5:15 per andare sulla collina che domina Luang Prabang per assistere alla cerimonia dei monaci che ricevono le offerte dai fedeli; ogni mattina i monaci, che vivono della carità e gli abitanti della città, vanno per le strade per ricevere l'elemosina. Oggi la questua è all'interno del monastero Wat Phon Song con circa 300 monaci che in fila ricevono dalla popolazione, prevalentemente donne, le offerte d i soldi, di cibo (riso stracotto) e di varie lecornie mangerecce. Le donne NON possono assolutamente toccare i monaci e perciò, stando in ginocchio, gli porgono le cibarie nel loro contenitore stando attente a non toccare nemmeno l e vesti. Questi quando il contenitore è troppo pieno ne buttano in contenitori accanto ai fedeli. Si sente la voce di un monaco che non mi sembra che preghi ma dà indicazione ai monaci di cosa fare e dove andare. Tutto il cibo viene raccolto in enormi contenitori e viene portato all'interno del monastero; i monaci poi si ritirano anch'essi nel monastero di Wat Phon Song.
Rientriamo in hotel per la colazione e dopo visitiamo il Royal Palace che è stato trasformato in Museo Nazionale; l'edificio, realizzato nel 1904-1909, era la residenza del re fino a l 1975 ed ospita una vasta collezione di oggetti d'arte appartenuta alla dinastia Lang Xang. Le stanze private sono arredate in maniera sobria, mentre le sale di cerimonia sono ricche e piene di preziosi oggetti, alcuni regalati da altre nazioni durante le visite al sovrano. Abbiamo un pò di tempo libero ed andiamo ancora a zonzo per la città; le strade sono silenziose e curiosiamo ancora per negozi; ci sediamo infine in un tranquillo bar/caffè dove assaporiamo un tea con dolcetto. Abbiamo comprato, nell'unica libreria trovata, uno splendido libro di acquerelli sulla città di una artista thailandese che è riuscita benissimo a rendere nei suoi disegni l'atmosfera un pò démodé e languida di Luang Prabang. E poi, in un altro negozio di stoffe ed oggetti in legno molto raffinati (www.carusolao.com); abbiamo comperato due pezzi d i legno, molto pesanti e pieni di venature; uno è di legno di rose (rosewood), l'altro di ebano (o forse teak). Luang Prabang sembra essere rimasta ancorata ad un antico passato e ci è piaciuta molto, nonostante sia troppo turistica. In effetti lo è, ma basta uscire dai percorsi più battuti e non avere la smania di visitare tutto per forza come se fosse un dovere e la città diventa godibilissima.
Nel tardo pomeriggio prendiamo il volo per Vientiane e andiamo al Lao Plaza Hotel, che è probabilmente il più lussuoso della città. E' centralissimo e quando siamo arrivati tutto nella hall era in perfetto ordine perché c'era qualche pezzo grosso del Ministero della Difesa che accoglieva una delegazione cinese. L'ingresso è addobbato con luminarie natalizie con tanto di albero di natale con le palle e pure con degli inquietanti cervi con occhi luminosi rossi; tutto questo con il caldo e con una nazione buddista fa un pò strano. :-((

10° giorno - VIENTIANE
Sveglia presto per andare a fare un giro per la città. Raggiungiamo il Mekong che qui fa da confine con la Thailandia. Stanno mettendo a posto il lungo argine; fa già caldo e la foschia mattutina impedisce di vedere l'altra sponda anche perché il fiume è immenso. C'è una lunga passeggiata in costruzione con giardinetti e qualche attrezzo per fare jogging; poca gente e qualche bancarella sperduta. Vicino all'Hotel c'è il That Dam (stupa Nero) che secondo le credenze popolari è l'abitazione di un dragone a 7 teste. Anche oggi abbiamo la nostra dose di templi da visitare; sono quasi tutti restaurati in tempi recenti ed anche durante la dominazione francese; il primo e più antico è il Haw Pha Kaew; è in un bel giardino circondato da un muro che lo protegge; all'interno ci sono molte statue di Buddha in diverse posizioni, ma la più famosa e preziosa, quella di un Buddha seduto, è stata trasportata nell'omonimo tempio di Bangkok. Non è più un luogo di culto ma un piccolo museo.
Attraversando la strada c'è il Wat Si Saket; uno dei più antichi templi della città; ha un cortile colonnato ed è circondato dalle mura con numerose nicchie che ospitano centinaia di statue di Buddha. Ce ne sono di vari materiali e di tutte le dimensioni anche di grandezza umana che ricoprono tutti i quattro lati del tempio; alcune sono di legno, di pietra ed anche d'argento. Al centro c'è una sala dove un tempo avvenivano le consacrazioni dei monaci, le cui mura sono decorate con affreschi purtroppo oggi un pò deteriorati.
Poi andiamo al Patuxai, Arco della Vittoria o Arco del Trionfo, fu eretto nel 1962-1968 per commemorare la lotta nazionale per l'indipendenza dalla Francia. Assomiglia al più famoso Arco parigino ma ha un suo eclettico stile laotiano. E' un monumento imponente in mezzo ad un trafficato piazzale. C'è una scala che ci permette di salire sopra per ammirare la città dall'alto. All'interno ci sono numerose bancarelle che vendono di tutto.
Nella piazza accanto ad un albero, un gruppo di noi ha notato un signore seduto a terra accanto ad una sgangherata bicicletta. Era disperato con lo sguardo a terra; la bici aveva le ruote bucate legate con lo spago; qualcuno di noi incuriosito con la guida ha cercato di parlargli e Mario immediatamente ha deciso di regalargli i soldi (gli ha dato circa 100USD) per comprare una bici nuova. Il laotiano per un pò non capiva e poi insieme alla guida sono andati subito a comprare una bici nuova, che è costata circa 50USD; dopo poco sono ritornati in piazza per ringraziare il Mario; il laotiano accanto alla fiammante bici nuova non parlava ed era commosso fino alle lacrime; certo non deve essergli molte volte capitato un regalo del genere. :-)))
Dopo pranzo andiamo a visitare la pagoda d'oro Pha Tha Luang, uno stupa dal tetto dorato costruito nel XVI secolo. E' il monumento immagine di Vientiane, simbolo della religiosità buddista del Laos. Il monumento è bello e di effetto; il luogo sacro è protetto da mura; il pinnacolo centrale è alto circa 45 metri ed intorno se ne innalzano tanti altri di più ridotte dimensioni distribuiti su tre livelli; tutti splendenti e dorati. Un tempo si dice che era ricoperto da lamine d'oro vero, ma adesso ci sono solo alcuni rimasugli il resto fu rubato circa 300 anni fa dai cinesi. Attorno ci sono un paio di monasteri con un grande Buddha disteso. Rientriamo presto in Hotel giusto per il tempo di un massaggio ed un giro per negozi fino all'ora della cena.
11° giorno - VIENTIANE
In mattinata andiamo al "Parco dei Budda", una strana e bizzarra raccolta di statue e monumenti che un monaco sciamano ha fatto costruire circa 50 anni fa in una piana sulle rive del Mekong a 25km da Vientiane. E' un insieme di opere che si ispirano ai vari simboli delle religioni filosofie del buddismo e dell'induismo; c'è anche una specie di piramide Maya; tutte insieme in un solo luogo per essere venerate dai fedeli laotiani.
Andiamo al Wat Si Muang un altro tempio molto frequentato dai fedeli locali; nel tempio c'è una preziosa statua di Buddha ed è conservato il pilastro fallico in cui risiede lo spirito protettore della città.
All'esterno appollaiato su un monumento, un grosso uccello immobile ci osserva; è un marabù, noto come un vorace spazzino di carogne animali. Il tempio è affollato di laotiani che pregano e fanno offerte. Pranziamo in un tipico ristorante e poi si va in aeroporto con lungo anticipo perché l'orario dei voli è elastico. In effetti il volo sarebbe per le 16:40 ma partiamo molto prima (circa 40 minuti!!!).
Torniamo in THAILANDIA ed arriviamo a Bangkok nell'ora di punta del traffico. Cê un casino di auto, bus, motorette, furgoni e ... tutti ordinatamente in coda, senza suonare o protestare. Piano piano si arriva. Intorno all'albergo, che è sempre l'Indra Regent Hotel, tutte le strade sono trafficate di auto ed affollate di gente, tutto si intreccia su vari livelli in una visione futuristica e caotica.
Tutta questa situazione, mi fa pensare che il Laos, dove abbiamo trascorso circa 6 giorni, era esattamente il contrario; la visione era quella della quiete e di uno stato d'animo pacato e di un benessere interiore invidiabile. Qui è un gran caos !!!

12° giorno - BANGKOK
In mattinata, presto, si parte per Bang Pa-In, situato a nord sulla strada verso Ayuthaya; visitiamo con poca gente e poco sole il Palazzo d'Estate, una curiosa opera ricca di numerose influenze fra diversi stili (locale, italiano, cinese e vittoriano). Il Palazzo è circondato dall'acqua, ci sono laghetti e giardini molto curati; era la vecchia residenza estiva dei re tailandesi. Visitiamo quello in stile cinese, unico aperto ai turisti.
Ripartiamo e ci fermiamo al Wat YaiChai MongKhon, tempio con le sue pagode pendenti e numerose statue di Buddha avvolti con la stola gialla. Poi arriviamo a Ayuthaya, antica capitale che ancora pochi giorni fa era allagata per le recenti inondazioni. E' presto e non c'è ancora tanta gente. Prima di entrare per visitare il sito, attraversiamo un colorato mercato di varie cose mangerecce ancora tranquillo con pochi turisti.
Il parco Storico dei templi è situato alla confluenza di vari corsi d'acqua. All'inizio era solo un insediamento Kmer, trasformato in isola fortificata quando diviene il centro più importante del Siam (1350 - 1767). Nonostante la devastazione dei birmani, del tempo e dell'incuria il sito conserva statue, templi, scalinate, santuari, cripte ... che rendono il luogo interessante.
Al termine della visita, riprendiamo il bus per andare all'imbarcadero del battello che ci riporterà a Bangkok lungo il fiume Chao Phraya River. Passiamo accanto ai campi ancora allagati ed i disastri delle inondazioni che hanno lasciato le tracce sui muri delle case a quasi due metri di altezza dal livello di adesso del fiume. Dal battello abbiamo una vista particolare e contrastante tra il vecchio ed il nuovo delle case, dei templi e dei grattacieli di Bangkok. Rientriamo abbastanza presto in hotel e ne approfittiamo per andare a vedere i centri commerciali vicini; ci sono alcuni molto lussuosi con tutti i marchi dello shopping di lusso. E poi tutto è addobbato per il Natale; ci sono i pini con le palline e le luci ed anche scene con orsi polari giganteschi con finta neve fatta di schiuma.
Nell'incrocio più incasinato con due linee di metro che transitano ad altezze diverse, troviamo un tempio molto affollato di gente che prega e fa offerte verso l'altare adornato di fiori e di lumini; ci sono anche un gruppo di ballerine (sacre?) in costume thai con alcuni suonatori che cantano e ballano a pagamento (c'è un tariffario con indicato il tempo ed il numero di ballerine per ogni esibizione). Questa sera andiamo a cena nel grattacielo più alto (90 piani) di Bangkok al ristorante del Bayoke Sky Hotel con tanto di piattaforma girevole che permette la vista di tutta la città con le sue innumerevoli luci. Per l'ultima sera poi, Mario, ci organizza un concerto in strada di musica blues fatto da due musicisti locali molto bravi che suonano accanto ad un curioso baracchino/baretto su ruote che viene montato e smontato tutte le sere. Bella e divertente atmosfera!!!
13° giorno - BANGKOK
Oggi è l'ultimo giorno e andiamo a visitare il Grand Palace, con i suoi innumerevoli templi e dove è custodito il Buddha di Smeraldo che in realtà è di giada ed è stato portato via pare in Birmania. Il complesso è stato fondato nel 1782 e d è composto non solo dalla residenza reale con la sala del trono, ma anche una serie di uffici governativi. E poi ci sono vari templi tra cui il tempio del rinomato Buddha di Smeraldo; è questo uno dei luoghi più venerati in Thailandia, dove le persone si riuniscono per rendere omaggio al Buddha e il suo insegnamento. Il monumento è decoratissimo e luccicante di ori e specchi colorati, stilisticamente esuberante, in perfetto stile thailandese. C'è una marea di gente ed é anche una giornata calda.
Pranzo e poi ultimo giro in barca sul Chao Phraya River uno dei tradizionali canali della città per raggiungere la pagoda Wat Arun posta su una sponda del fiume. La struttura è altissima (circa 80mt) ed imponente; è decorata con frammenti di porcellane cinesi che formano fiori ed altri disegni e che abbelliscono ogni angolo della pagoda. Dall'alto la vista è notevole e si osserva sullo sfondo il profilo della città con i suoi palazzi e grattacieli che svettano verso il cielo.
Sorprendentemente i canali di Bangkok sono affollati di pesci, basta buttare del pane in acqua e si assiste a d una lotta incredibile per divorare ogni minimo pezzo; e tutto svanisce in poco tempo data la voracità dei pesci gatto che sembrano dei grossi piranha. Ritorno in Hotel per gli ultimi acquisti e poi ci avviamo per tempo all'aeroporto per il volo serale delle 23:50 con Lufthansa per Francoforte e poi per Milano domani alle 7:25 con arrivo verso le 9:00.

VIENTIANE

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BANGKOK

Bang Pa-In, Wat YaiChai MongKhon, Ayuthaya, Chao Phraya River

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BANGKOK

Palazzo Reale, Wat Arun

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